Gli insuperabili ep.10

Matthias Buchinger

Un podcast prodotto dal consorzio Parsifal

Gli insuperabili ep.10 - Storia di Matthias Buchinger

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Ogni numero di magia è composto da tre parti o atti. La prima parte è chiamata “la promessa”. L’illusionista vi mostra qualcosa di ordinario: un mazzo di carte, un uccellino o un uomo. Vi mostra questo oggetto. Magari vi chiede di ispezionarlo, di controllare che sia davvero reale… sì, inalterato, normale. Ma ovviamente… è probabile che non lo sia. […] Il secondo atto è chiamato “la svolta”. L’illusionista prende quel qualcosa di ordinario e lo trasforma in qualcosa di straordinario. Ora voi state cercando il segreto… ma non lo troverete, perché in realtà non state davvero guardando. Voi non volete saperlo. Voi volete essere ingannati. Ma ancora non applaudite. Perché far sparire qualcosa non è sufficiente; bisogna anche farla riapparire. Ecco perché ogni numero di magia ha un terzo atto, la parte più ardua, la parte che chiamiamo “il prestigio”

 

Di tutti i film di Christopher Nolan “The prestige” è il mio preferito e ho preso in prestito da questa pellicola il monologo iniziale di Cutter. L’ho fatto perché tenere presenti questi tre momenti è un ottimo punto di partenza per la storia che voglio raccontarvi oggi. Quella di un prestigiatore che ha trasformato la sua vita in magia.

Gli Insuperabili episodio 10 – Storia di Matthias Buchinger

Se oggi vi racconto la sua vita è perché i libri di prestigiazione riservano sempre un capitolo speciale a Matthias che tra i tanti meriti ha avuto sicuramente quello di essere stato il primo a spostare i numeri di magia dalle strade alle corti ma soprattutto perché credo che del suo prestigio ne siamo ancora spettatori ammaliati e che il suo numero, seppur dopo più di tre secoli, abbia ancora molto da insegnare. 

Per tutto quello che vi ho detto finora sicuramente starete immaginando Matthias come un mago, di quelli col cilindro e il fazzoletto rosso ma non è così, o forse, non è solo così perché Matthias è stato molto di più. Anche perché non vi ho ancora detto della caratteristica che più di ogni altra l’ha reso celebre: era affetto da focomelia. E per chi come me ignora il significato di questa parola che già al solo suono non lascia presagire nulla di buono, semplifico: Matthias nasce senza arti, non ha ne gambe ne braccia. 

Quando viene al mondo sembra uno scherzo del destino o una punizione divina, così perlomeno vivono le malformazioni le famiglie del 1600. Matthias, che è l’ultimo di nove figli viene così segregato in casa per protezione però, non per vergogna. I genitori provano anche a gettare le basi per avviare una carriera da sarto ma, come ricorderà egli stesso in seguito, si arrendono quando si scontrano col dilemma di dover inserire il ditale.

Lui un carattere forte e si impone sul contesto che lo circonda senza mai piangersi addosso. Incredibilmente, con un analfabetismo dilagante, lui impara a scrivere tenendo il pennino con la bocca o tra i moncherini. E impara a farlo talmente bene che riesce a farlo partendo da ogni direzione: da destra a sinistra così come dal basso verso l’alto e viceversa. Si specializza nella micrografia, quelle scritte talmente piccoli che risultano illeggibili se non osservate tramite una lente d’ingrandimento. Saranno proprio quelle linee sottili a contribuire al suo successo qualche anno più tardi. 

Il suo autoritratto del 1724 nel quale la sua parrucca riccia nasconde passi della bibbia miniaturizzati, è stato riutilizzato innumerevoli volte nei secoli avvenire. E sono proprio i suoi ritratti a permetterci di ricostruire la sua vita, li firmava tutti, con luogo e data, auto definendosi il meraviglioso piccolo uomo. Al pedice del già citato quadro scrive: Questa è l’effige del signor Matthews Buchinger, da lui stesso disegnata. Egli è il meraviglioso piccolo uomo, alto 29 pollici e nato senza mani, piedi e gambe. Egli è l’ultimo di 9 bambini  nati da un padre e una madre che ebbero otto figli e una figlia. Lo stesso piccolo uomo è stato sposato 4 volte ed ha avuto undici figli. Uno dalla prima moglie, tre dalla seconda, sei dalla terza e uno dalla sua attuale consorte. Questo piccolo uomo è in grado di presentare meraviglie come nessun altro prima di lui.

Sì, meraviglie perché oltre il disegno, alcune delle sue opere oggi sono esposte nei più noti musei del mondo, impara dei numeri di magia e a suonare. E se vi state chiedendo il come sia possibile temo di non riuscire a darvi una spiegazione esaustiva. Ciò che si conosce è che modifica ogni strumento con sue stesse invenzioni e inizia a dare spettacolo con il flauto, la tromba e poi – dopo i viaggi in Irlanda – con la cornamusa e il dulcimer.

E i più attenti di voi avranno notato che nelle righe che Matthias usa per descrivere sé stesso preferisce chiamarsi Matthew, questo perché nonostante in quegli anni viaggiare fosse molto diverso da come è farlo oggi, lui gira tutta l’Europa e, da talento multiforme, cambia nome in ogni nazione nella quale si reca, diventa Matthew in Inghilterra e Mathieu Bouchingre in Francia.

 

Non ci è dato sapere quando avviene il suo debutto pubblico nella società ma di sicuro sappiamo che nel 1715, dopo essere diventato noto a Lipsia ed essere transitato per la Francia del Re Sole, si reca presso la corte di Re Giorgio I con la speranza di trovare in lui un mecenate in grado di assicurargli una vita comoda e agiata. Riesce a esibirsi davanti al re che però, nonostante resti impressionato dal talento di quell’uomo, gli concede soltanto 20 ghinee. Matthias si esibisce altre due volte davanti gli occhi del re e realizza un ritratto per la regina Carolina di Brandeburgo, futura moglie di Giorgio II ma non trova la tranquillità che cerca. Dà spettacolo nei pub e negli angoli delle strade senza mai strumentalizzare il suo corpo. I volantini che promuovono i suoi spettacoli, ovviamente da lui stesso realizzati, sono dei gioielli di grafica. Eccelle nel gioco dei bussolotti, nel bowling, costruisce navi in bottiglia ed è un amante eccezionale. Questo perlomeno lasciano presagire le 4 mogli, i 14 figli legittimi e le decine di amanti che si vanta di aver incontrato.

Tenta a Londra anche la carriera da imprenditore, acquistando un pub e trasformandolo in una sorta di locale per spettacoli dal vivo ma questo forse è l’unico fallimento di una vita ricchissima e piena di successi. 

In vecchiaia si ritira in Irlanda dove muore nel 1739 non senza un ultimo colpo di scena. Dona il suo piccolo corpo esanime alla ricerca, a prenderlo per gli studi è un certo Dottor Barry che per qualche anno lo esamina nella cittadina di Cork. Dopo se ne perdono le tracce e come nel migliore numero di magia, scompare. Non c’è una tomba per il fantastico piccolo uomo.

È ovvio, la vita di Matthias è ricca di volontà e di limiti, di barriere e superamenti. La componente magica, per il piccolo uomo, aggiunge solo quel po’ fascino che una storia così merita. Ma non per i numeri, lo show, piuttosto perché è impensabile essere Matthias senza un po’ di magia. 

Incontrandolo mi ha stupito il fatto che mai ha lasciato prevalere il suo fisico sulla sua arte, non è mai diventato un fenomeno da baraccone. Forse sì, cercava di rifugiarsi nelle corti  per allontanare da sé quel rischio, ma la stessa determinazione che ha mostrato da bambino imparando a scrivere l’ha accompagnato per tutta la vita.

Ho iniziato parlando dei tre atti con le parole di Cutter nel film di Nolan. 

Traslando quel concetto alla vita di Matthias tutto prende una piega divertente e paradossale. La promessa, Il mondo ordinario della presentazione, è un uomo nato sulle chiappe, senza né mani né avambracci che riesce a fare le cose più sorprendenti, e sto utilizzando le stesse parole che il Mercure de France riserva a Matthias per un articolo a lui dedicato apparso nel numero del 21 ottobre 1781. 

La svolta, beh è quello che vi ho raccontato sinora: le opere, le imprese, i viaggi e l’amore. 

Ma ancora non applaudite. Perché far sparire qualcosa non è sufficiente; bisogna anche farla riapparire. 

Ed eccoci “al prestigio”. L’atto più difficile, che affido ai versi del 1999 dedicati a Matthias e scritti dal cantautore americano Adam Selzer. Recitano così: “Ora la storia è finita ed è tempo di dire adieu, ma prima di terminare facciamo un breve ripasso, non hai bisogno di braccia o gambe per eseguire il gioco dei bussolotti.” 

 

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