Ristoratori:
essere o non essere (in crisi)?

Due ristoratori, uno di provincia e uno di città, raccontano la loro ripartenza. Tra differenze e somiglianze, solo una delle situazioni è davvero critica.

Il COVID non ha fatto domande prima di colpire. È arrivato senza chiedere e si è fermato dove ha trovato terreno fertile; ha attraversato continenti senza fare differenze di razza o classe e ha costretto sul lastrico famiglie e aziende.

Il mondo della ristorazione è tra i settori più colpiti. Ma quello che ci siamo chiesti è: il post-pandemia, qualsiasi numero si si voglia dare alla fase che stiamo attraversando ora, si sta mostrando ugualmente irriverente e noncurante delle differenze? Oppure, nel mondo del post, le diversità tra grandi e piccoli, città e periferie, strutture articolate e realtà teoricamente agili, vengono esaltate avvantaggiando gli uni a discapito degli altri?

Per scoprirlo abbiamo parlato con due ristoratoriValentina e Lorenzo, rispettivamente titolari de “La Zeriba”, un ristorante a conduzione familiare in una piccola cittadina ciociara (407 recensioni su Tripadvisor e una media di 4,5 punti su 5) e, a un centinaio di chilometri di distanza, di “Pierluigi”, uno storico locale capitolino che è luogo di riferimento per le celebrità hollywoodiane di passaggio nella città eterna (quasi 2.000 recensioni sul portale con un media di 4 su 5).

Ci hanno raccontato le loro esperienze nel periodo della pandemia e di come stanno cercando di affrontare il presente. Due storie diverse tra loro, che seppur accomunate dall’abbattersi della stessa crisi si somigliano solo a tratti. L’incidente scatenante è lo stesso, ma personaggi diversi reagiscono in modo diverso, facendo i conti con il loro passato e con il loro contesto, non lasciandoci la possibilità di immaginare un medesimo finale.

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