“Le persone vogliono muri e confini, fanno meno paura di frontiere aperte”

Il professor Alfonso Giordano della Luiss intervistato da Senza Filtro: "Noi, la parte anziana del mondo, siamo spettatori di uno sconvolgimento totale"

Il monte più alto del mondo, le capitali bagnate dal Danubio e gli Stati confinanti con il Cile. La geografia in realtà è molto di più di questo e di quello che spesso si crede risfogliando un vecchio manuale del liceo. C’è chi sostiene che serva a fare le guerre e chi a leggere il mondo. Di certo mappe e confini sono stati contemporaneamente frutto e causa della Storia, e in un mondo in costante evoluzione, che vede convivere muri e tecnologia, continuano a rivestire un ruolo determinante. Per citare Daniel Pennac: “È per sistemare la storia che si incasina la geografia”.

Per questo abbiamo fatto un viaggio con il prof. Alfonso Giordano, docente della Luiss Guido Carli, raggiungendoli e soffermandoci su di essi per capirne l’essenza profonda e l’evanescenza.

 

Professore, con lei vorrei parlare di barriere. Che genere di rapporto ha avuto il COVID-19 con i confini? Perché se da una parte ha colpito in modo trasversale, ignorandoli, dall’altra ci sono state zone (come la Pianura Padana) colpite in modo più virulento?

Sulla diffusione ci sono aspetti geografico-ambientali, e su questo non c’è dubbio. È capitato nella Pianura Padana perché è densamente abitata e interconnessa. In più, c’è anche un aspetto ambientale e un aspetto demografico. Questi elementi però sono presenti anche in altri posti che non hanno avuto la stessa sorte, o che perlomeno non ci è stata raccontata nello stesso modo.

Se non è riconducibile solo a una questione “geografica” ci sono anche delle responsabilità politiche, quindi?

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