Appartengo al mondo del suono

Intervista a Roberto Pedicini

Roberto Pedicini è la voce. Quella con la V maiuscola perché nel buio degli studi di doppiaggio ha donato suono ai corpi di Kevin Spacey, Javier Bardem, Jim Carrey, Woordy Harrelson e tantissimi altri.  Ha recitato alcune delle frasi più celebri del cinema hollywoodiano e oggi naviga tra la radio, il teatro e le serie tv.
Lo abbiamo intervistato a Roma per il numero di Senza Filtro dedicato alla cultura del lavoro nel mondo del cinema.

Roberto, una volta hai detto che il doppiatore bravo è quello capace di annullarsi, di sparire. Che significa?

Il doppiatore deve sparire in quanto tale. Deve farlo all’interno del corpo che va a riempire con la sua voce. E in questa metafora, forse anche un po’ filosofica, si nasconde il fatto che una voce deve riempire i nervi, le emozioni, le pulsazioni del cuore, del sangue che circola all’interno del personaggio. Proprio a livello fisico. Sparire vuol dire non far venir fuori il proprio ego, vocalmente parlando. Perché io ritengo che i doppiaggi che non funzionano sono quelli legati al fatto che veniamo fuori noi con la nostra personalità, con il nostro modo di essere, di recitare o di intendere quell’emozione che andiamo a rappresentare e non vestendo il corpo e quello che ha voluto trasmettere l’attore originale. 

In questo il doppiaggio diventa un doppio tradimento. Già lo è in quanto tale, perché va a tradire un’opera che in originale può essere inglese, giapponese, tedesca o quello che vuoi; in più se noi mettiamo il nostro ego nella manifestazione del bene, del male, delle cattiverie, dell’amore, se lo facciamo a modo nostro non facciamo un buon servizio. Il più grande complimento che possa ricevere infatti è sentirmi dire: “Cazzo, l’hai doppiato tu? non ti avevo riconosciuto”. Questo è il complimento più grande che mi si possa fare: “Non ti ho riconosciuto”. È quindi fondamentale che un doppiatore non esista e che sparisca all’interno di quella figura.

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