Recensione di Bandersnatch – in bilico tra cinema e videogame

Written by on 8 Gennaio 2019

Bandersnatch, lo speciale di Black Mirror prodotto da Netflix, è stato sicuramente il prodotto più chiacchierato di questo fine 2018.

C’è chi l’ha amato, gridando al miracolo, e chi l’ha odiato, sostenendo che “roba così c’è da decenni”.

Nel video racconto un po’ di impressioni ma una precisazione va fatta in partenza. Se da una parte è vero che titoli interattivi si erano già visti in giro e che i videogiochi (sempre più dal taglio cinematografico a livello di sceneggiature) offrono un miliardo di scelte possibili all’interno di una storia articolata è altrettanto vero che un’innovazione diventa tale quando raggiunge le masse. Quindi poco importa se nelle nicchie di nerd e non l’interattività non è una novità.

Netflix ha il merito di aver distribuito (e prodotto) su grande scala, e con un titolo mainstream, una tipologia di prodotto che non si era mai vista prima. Quindi, nel bene o nel male, ha innovato. Punto.

Per me, e naturalmente è solo la mia opinione, questa è la base di partenza per una discussione.

Detto ciò Bandersnatch non è un prodotto perfetto. È lacunoso e, a tratti, troppo paraculo ma quando si parla di qualcosa così dirompente bisogna avere la forza di guardare in prospettiva, senza focalizzarsi troppo sul singolo episodio e soprattutto uscendo dalla parametrizzazione del giudizio nelle categorie di “bello e brutto“.

La variabile vera è: la tv interattiva, da qui a 10 anni, rappresenterà uno standard o resterà solo il ricordo di un esperimento che ha fatto divertire qualcuno, meno di un videogioco, e per poco più di un’ora?


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