#Sineddoche ep.1 | Guida galattica per imprenditori anomali

Written by on 15 Gennaio 2019

``Sin da bambino ho avuto l'attitudine all'imprenditoria


ma oggi non mi sento un imprenditore. Il dato però è che non ho mai lavorato per qualcun altro in vita mia.``


Scheda tecnica

Nome: Alessandro
Cognome: Rossi
Azienda: Iam Edizioni
Ruolo: Co-fondatore e Art Director
Prodotto: IAM – l’anomala guida illustrata della ciociaria
Ha offerto da bere: Fanfuglia, una tisana tipica ciociara


Abstract

IAM oggi ha un solo, bellissimo prodotto editoriale (e due accessori). È nata vendendo 5000 copie, ora deve capire cosa vuole fare da grande. Senza se e senza ma. Soprattutto senza nì.



IAM edizioni è un’associazione culturale, non un’azienda nel senso letterale del termine. Ma i tre fondatori l’idea di impresa ce l’hanno dentro perchè una l’hanno vissuta, mandando sold out un prodotto editoriale (auto-pubblicato) da 5mila copie. Eppure sembra non bastargli.



E se questo non accontentarsi, all’apparenza, può sembrare immotivato in realtà non è così. Perché oggi parlare della guida illustrata o di IAM associazione è praticamente la stessa cosa: sono visceralmente legati e per sopravvivere (e magari crescere) necessitano l’uno dell’altro. 




IL PRODOTTO


Il prodotto è raffinatissimo, 312 pagine curate in ogni dettaglio (dalla carta alle illustrazioni) che raccontano in due lingue le bellezze di un territorio troppe volte sconosciuto persino a chi lo abita. Online non è difficile recuperare materiale (un po’ lo metto in questo articolo, poi c’è il sito ufficiale e ovviamente Google) ma fidatevi, la carta va toccata con mano.
Perché IAM nasce per essere una guida e un oggetto, non la conversione di qualche megabyte disseminato per la rete in un prodotto monetizzabile.

È stata pensata così e così è stata realizzata.

Certo non senza difficoltà. Perché i costi per un progetto editoriale non sono mai bassi. Ci sono le professionalità (fotografi, scrittori, traduttori, grafici, illustratori, designer), i trasporti (perlomeno un paio di volte in ognuno dei 91 comuni ci saranno stati), i contatti (necessari alla distribuzione ma in particolare al marketing) e la stampa, soprattutto la stampa.


IL MODELLO DI BUSINESS


Il modello di business però è stato ben studiato. I tre fondatori (Alessandro, Marta e Viola) hanno delle skills che, seppur costringendoli a cambiare freneticamente divisa lavorativa internamente a IAM, gli hanno permesso di ricoprire quasi tutti i ruoli necessari. I contributi esterni certo, sono stati necessari  (ottimi per ampliare le prospettive, il team di promozione spontanea e velocizzare i tempi) e ben graditi. A maggior ragione perché non hanno inciso direttamente sul budget, i collaboratori infatti sono stati pagati con copie omaggio o tramite il successivo coinvolgimento in progetti più letteralmente profittevoli.



La vera scelta è però stata presa per la sostenibilità economica e la riduzione del rischio d’impresa.

La strategia adottata era chiara: coprire perlomeno la metà dei costi di stampa grazie alla vendita di pagine sponsorizzate tramite pubblicità coerenti con il contesto: belle immagini e bei testi.

Più una sorta di editoriale a pagamento che uno spottone per le attività della zona. E così è stato.

Alessandro, Marta e Viola hanno costituito (o improvvisato) un ufficio commerciale, cambiando un’altra volta vestito, per contattare e convincere ad uno ad uno, tutte le realtà che avrebbero potuto investire economicamente — seppur con piccole quote — nel progetto.

Un lavoro che ha pesato per il 50% sul totale ma che gli ha consentito di ridurre i rischi.

Coinvolto l’ultimo sponsor infatti e passata la palla “al commerciale” (che erano sempre loro tre) e alla “comunicazione” (che erano comunque loro tre), il temutissimo BEP (break even point) era decisamente più vicino.

Un modello intelligente e coerente per sostenere un’idea nata da zero e -contemporaneamente — da anni di attività parallele che oggi si potrebbero quasi definire come preparatorie.




LA COMUNICAZIONE


La comunicazione, così come la guida, è raffinata. Pochi post ma sempre curati in modo quasi maniacale, e per le presentazioni (canale principale di distribuzione della guida che affianca la vendita online e la presennza in alcune location selezionate) vale lo stesso.

La parsimonia degli aggiornamenti però può essere letta da una doppia prospettiva: la scelta o la scarsità. E se sull’evenienza della prima si potrebbe discutere all’infinito (e su questo sito trovate diversi articoli che ne parlano), nel caso la fonte fosse “la scarsità”, il problema dei social sarebbe solo il sintomo di un male più profondo.

In realtà ci sarebbe una terza prospettiva, quella che vede la pubblicazione della guida come una grandissima campagna di comunicazione per un progetto futuro, magari una società di comunicazione, stavolta una s.r.l.

Perché se ci pensate, 5000 persone hanno pagato per vedere questo enorme raccoglitore e sulla guida c’è tutto, ma davvero tutto, quello che i ragazzi dell’associazione sanno fare (tante capacità tecniche ma anche tante collaterali, come il marketing, il commerciale e le altre).

La guida è un portfolio pazzesco, le cui spese di produzione sono state sostenute da terzi e gli autori ci hanno anche guadagnato per farlo girare. Fosse così, questa sarebbe la vera, grande innovazione.




CONCLUSIONI


Ale, che ho felicemente coinvolto a inaugurare #Sineddoche, lo conosco da talmente tanto tempo che neanche ricordo più come ci siamo incontrati. Ha sempre fatto mille cose e sempre con lo stesso atteggiamento: dritto.

Eppure “Nì” è stata la parola più usata durante la nostra chiacchierata, un ibrido in slang tra un’affermazione e una negazione. Una sorta di democristiano 50 e 50 che probabilmente utilizzerebbe anche se gli ponessi in forma interrogativa le tre precedenti considerazioni sulla comunicazione.

Creare un prodotto, per quanto bello, è solo il primo capitolo della storia. I discorsi sulla guida non fanno una piega (e da quello c’è solo da imparare) e quella è stata la loro impresa. Parlando di business invece un po’ di nodi vanno ancora sciolti. Che si decuplichino le vendite della guida o che l’Associazione trovi altre strade per crescere poco importa. Ciò che davvero conta è che IAM non resti uno “sparuto incostante sprazzo di bellezza”.



Uno dei capitoli della guida apre con la domanda in ciociario “ndo’ iam’” (dove andiamo?) e nelle pagine successive risponde con la sicurezza e la spavalderia che le appartiene. Ora, per ironia della sorte, è a quella stessa domanda che Ale, Marta e Viola devono rispondere, cercando una strada su una mappa da inventare e, purtroppo, non allegata in nessuna guida. Neanche in quelle anomale.


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